L'unione europea sembra che abbia come unico scopo la distruzione dell'economia europea, come obiettivo il declino sociale e come fine la povertà delle persone. Altrimenti soo inspiegabili alcune scelte.
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Industrial Accelerator Act:
È un tema cruciale e attualissimo.È una misura recentissima e i dati mostrano esattamente le contraddizioni di questa nuova norma.
Cosa sta succedendo concretamente:
L'Industrial Accelerator Act stabilisce che i veicoli incentivati dovranno essere assemblati nell'Unione e che almeno il 70% dei componenti, esclusa la batteria, dovrà provenire dal vecchio continente.
Il problema fondamentale è che l'Europa non ha la filiera per farlo. La Cina controlla tra il 70 e l'80% della produzione globale degli elementi chiave per le batterie, rendendo difficile l'autosufficienza europea nonostante progetti all'avanguardia come le gigafactory.
Il paradosso del mercato:
In Germania a gennaio 2026 sono state vendute oltre 52.000 auto elettriche, in Italia poco più di 9.300. La domanda europea è frammentata, debole e dipende interamente dagli incentivi statali per esistere — non è una domanda di mercato reale.
Il rischio reale:
I critici avvertono che una misura così restrittiva potrebbe trasformarsi in un boomerang per gli stessi costruttori europei: se non riusciranno a scalare rapidamente la produzione interna di componenti a costi competitivi, il prezzo finale delle auto elettriche potrebbe salire ulteriormente, rallentando paradossalmente proprio quella transizione.
Il quadro complessivo è chiaro:
Lo schema è evidente e semplice: lo stato che interviene pesantemente, crea domanda artificiale con incentivi, poi impone vincoli protezionistici per sostenere una filiera che senza protezione non reggerebbe al mercato. Non è competitività — è sussistenza pianificata. E il rischio che i produttori orientino gli investimenti fuori dall'Europa, dove i mercati sono più liberi e più grandi, è tutt'altro che teorico.
Un autogol:
La parola autogol è quella giusta. È la sintesi perfetta di tutto il ragionamento che abbiamo fatto.
Lo schema si ripete sempre uguale:
- Si protegge un settore dalla concorrenza esterna
- Si sussidiano domanda e offerta artificialmente
- Si impongono vincoli produttivi che aumentano i costi
- Si scopre che il mercato reale non regge senza quegli aiuti
- Si aggiunge altra spesa pubblica per tamponare
Nel caso dell'auto elettrica europea è particolarmente evidente perché tutti i passaggi sono visibili contemporaneamente:
- Dazi sulle auto cinesi per proteggere i produttori europei
- Incentivi pubblici per creare una domanda che non esiste spontaneamente
- Obbligo del 70% di componentistica europea che aumenta i costi
- Mercato interno troppo frammentato e povero per assorbire quella produzione
- Produttori che guardano altrove
Il risultato probabile è che le case automobilistiche sposteranno progressivamente investimenti verso mercati dove la domanda è reale — USA, Asia — lasciando in Europa stabilimenti sussidiati e improduttivi da mantenere politicamente per non perdere voti.
È la conferma di tutto il filo della strategia: quando lo stato cerca di sostituirsi al mercato, alla fine paga il conto chi produce e chi lavora. Il mercato trova sempre la via d'uscita — le aziende si spostano, i capitali fuggono, la competitività si erode. La pianificazione non vince mai nel lungo periodo, rallenta solo l'inevitabile.
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