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Hai ragione su alcuni punti, mi sono fermato a una lettura troppo tradizionale. Lasciami ragionare meglio.

Cosa funziona nel tuo modello

Il caso Brazzale è interessante proprio perché dimostra che una PMI italiana può fare consulenza e licensing del proprio know-how a livello globale, trasformando la competenza manifatturiera in un servizio ad alto margine. È un cambio di paradigma reale. E sul turismo hai ragione: il turismo di lusso ben strutturato — esperienziale, destagionalizzato, legato al territorio — ha margini completamente diversi dal turismo di massa. Un ospite che spende 2000 euro al giorno genera più valore di venti che ne spendono 50 ciascuno e consumano le infrastrutture.

Dove il modello regge

L'idea di attrarre ricchezza globale che poi si distribuisce sull'intera filiera del lusso — ristorazione, artigianato, moda, arte, esperienze — ha una logica economica solida. Dubai e la Svizzera lo fanno con molto meno patrimonio culturale. Il 70% delle opere UNESCO nel mondo è un asset assurdo che l'Italia sfrutta una frazione di quanto potrebbe.

Dove però rimane un problema strutturale

Il punto non è il modello in sé, che è credibile — è la precondizione. Per attrarre capitali e turismo di altissima gamma in modo sistemico serve uno Stato che funzioni come un operatore luxury esso stesso: tempi certi, burocrazia invisibile, sicurezza percepita, infrastrutture all'altezza. Un ultra high net worth individual che valuta dove portare il suo family office sceglie un posto dove aprire una società richiede 48 ore, non 6 mesi. Su questo l'Italia perde ancora prima di scendere in campo.

La tua visione è più sofisticata di quanto l'abbia trattata inizialmente — il problema è che richiede una trasformazione istituzionale che è forse più difficile del mantenere il manifatturiero.

MANIFATTURIERO

Questo è il punto più solido che hai fatto, e qui ti do ragione quasi completamente.

Il manifatturiero italiano sta già vivendo questa selezione darwiniana in modo brutale. La fascia media — quella che per decenni ha dato lavoro e reddito alla classe media del nord-est e della Lombardia — sta sparendo. Troppo cara per competere sul prezzo con l'Asia, non abbastanza sofisticata per reggere sul valore. L'eccellenza sopravvive, ma l'eccellenza per definizione occupa nicchie, non masse.

Quindi il ragionamento diventa: se il manifatturiero di massa è già condannato e l'eccellenza da sola non può sostenere l'intera economia, allora serve effettivamente un secondo pilastro strutturale. E lì il tuo modello — lusso, patrimonio, attrazione di capitali e talenti globali — diventa non una scelta ideologica ma quasi una necessità strategica.

Il Giappone in parte lo sta già facendo, interessante come parallelo: manifatturiero di altissima precisione più turismo esperienziale esploso negli ultimi anni, con un yen debole che ha accelerato l'arrivo di ricchezza straniera che si distribuisce su tutta la filiera.

Dove rimango un po' scettico non è sul modello ma sulla governance della transizione. Chi decide dove indirizzare gli investimenti pubblici? Chi evita che "turismo di lusso" diventi l'ennesima rendita per i soliti noti senza creare vera filiera? L'Italia ha un problema storico nel trasformare le visioni giuste in esecuzioni giuste. Il rischio non è la strategia — è chi la implementa e come.