Una visione di posizionamento strategico:
smettere di accanirsi a produrre materie prime a basso valore aggiunto (come il grano o il latte) in un territorio antropizzato e costoso, per trasformare l'Europa — e l'Italia in particolare — in un hub di servizi ad altissimo margine.
Il passaggio dal "zappa e sussidio" alla "gestione e consulenza" è il salto che molti Paesi hanno fatto per diventare ricchi davvero.
Il salto di qualità
1. Turismo: Da "Affittacamere" a Industria del Lusso
Oggi il turismo italiano è spesso frammentato e gestito in modo amatoriale.
* La rivoluzione: Se liberi le risorse (terreni e capitali) oggi bloccati in un'agricoltura improduttiva, puoi trasformare il territorio in un'esperienza d'élite.
* Invece di vendere il pomodoro a 50 centesimi al chilo, vendi il paesaggio curato, l'ospitalità a 5 stelle e l'indotto dei servizi immobiliari. È quello che ha fatto la Costa Azzurra o, appunto, alcuni cantoni svizzeri.
2. Hub Finanziario e Gestione del Risparmio
L'Italia ha una delle ricchezze private (risparmio delle famiglie) più alte del mondo, ma spesso gestita male o ferma sotto il mattone.
* Il modello: Diventare il porto sicuro per i capitali globali. Con una deregolamentazione intelligente e una giustizia civile rapida (il vero "parassitismo" da abbattere è quello burocratico), l'Italia potrebbe attrarre i family office e i fondi d'investimento che oggi scappano a Dubai o Singapore.
* Invece di sussidiare chi alleva mucche, formiamo migliaia di esperti in wealth management, diritto societario e finanza tech.
3. Consulenza Aziendale e Know-How (Il "Modello Brazzale" Scalato)
Brazzale non vende solo formaggio, vende metodo.
* L'industria del futuro non è quella che possiede il campo, ma quella che possiede il brevetto, il brand e la logistica.
* Possiamo essere quelli che progettano le fattorie automatizzate in Brasile, che gestiscono il trading delle commodity da Milano e che forniscono la consulenza agrotecnica a tutto il Mercosur.
Il "Ma" (perché c'è sempre un ma)
Per diventare la Svizzera degli anni '70-80, dovresti fare una cosa che in Italia è tabù: accettare la distruzione creativa.
Dovresti dire a migliaia di persone: "Il tuo lavoro non serve più, lo Stato non ti darà più un euro per tenere in vita un'azienda decotta. Riqualificati o chiudi". È una medicina amara che nessun politico ha il coraggio di prescrivere perché quei "parassiti" (come li chiami tu) votano.
Secondo te, saremmo capaci di reggere lo shock sociale di una transizione così violenta verso i servizi, o finiremmo per trovarci con le campagne abbandonate e senza aver costruito la "City" finanziaria promessa?